“Il Grande Sud. Vitigni e territori del Mediterraneo”, si può rifare…

È stata una buona idea quella di Francesco Iacono, della Caffetteria Iacono di Vittoria di organizzare una degustazione, il 17 gennaio scorso, guidata da Matteo Gallello con il supporto di Roberto Lo Pinto di Porthos Racconta, soprattutto per chi come me ha una “simpatia” per i vini cosiddetti “naturali”…

Degustazione in pieno stile “Porthos Racconta”, l’associazione culturale di Roma, creata alla fine del 1999 da Sandro Sangiorgi, il cui obiettivo è “riuscire a comunicare al lettore le emozioni che un vino ci suscita, più che darne una apodittica valutazione in centesimi, uno strumento certo utile ma che a volte ci sembra davvero troppo semplicistico”

Un viaggio all’interno del bacino del Mediterraneo, soffermandoci su determinate tappe, approfondite ulteriormente durante l’assaggio dei vini, esprimendo ciascuno ciò che ha sentito liberamente.

“La bellezza dei vini del Mediterraneo ha solide origini e deriva da un temperamento solare e fine, che nasce dalla stretta relazione tra luoghi e vitigni di estrema vocazione. La mediterraneità, espressione onnicomprensiva è modulata a seconda della distanza e dell’altitudine dal mare. Custodire un patrimonio così profondo è impegnativo, la difficoltà può essere maggiore quando si è in pochi a rappresentare territori di eccezionale nobiltà”.

E a proposito di Mediterraneo, Matteo, da buon calabrese ha letto un pezzo di Corrado Alvaro apparso nella Stampa dell’11 febbraio 1936, riguardo alla crisi d’Europa,  attualissimo nonostante i suoi 84 anni.

“Quando le nazioni che si affacciano su questo mare si accorgeranno meglio di far parte dello stesso sistema naturale, d’una stessa tradizione di storia e cultura, pur essendo di differenti razze e religioni, si aprirà un novo periodo della storia d’Europa, rinascerà un nuovo universalismo e ancora una volta il Mediterraneo sarà il cuore del mondo.

Quando le nazioni che si affacciano su questo mare si accorgeranno meglio di far parte dello stesso sistema naturale, d’una stessa tradizione di storia e cultura, pur essendo di differenti razze e religioni, si aprirà un novo periodo della storia d’Europa, rinascerà un nuovo universalismo e ancora una volta il Mediterraneo sarà il cuore del mondo.

Il Mediterraneo, tornando alla sua unità, libero tra nazioni libere, può dettare la sua pace, e nel mondo d’oggi che si raggruppa in alleanze di razze e di sistemi, formare una civiltà unita più che dell’affinità delle razze, della comunanza di culture e d’interessi.”

Il messaggio è uguale a quello della serata: riuscire a comprendere, attraverso l’assaggio dei vini e il confrontarsi su alcuni luoghi e sulle persone che agiscono in qui luoghi, come lo scambio e le relazioni nel corso della storia delle civiltà umane abbiano influito sul vino.

Una degustazione alla cieca per poter parlare e confrontarsi sui luoghi del vino e sfatare così dei miti, assaggiando in base alle proprie sensazioni, senza avere un’idea precostituita, relativa a ciò che è scritto in etichetta, disegnando un altro sguardo sulle cose, scevri da qualsiasi preconcetto… molto più divertente e rivelatrice!

Sette i vini degustati e raccontati, due batterie, la prima di tre, la seconda di quattro, dii cui vi indicherò anche provenienza e scheda tecnica. Che vi consiglio vivamente di provare, magari “guidati” dai ragazzi di Porthos che riescono a trasmettere la loro filosofia con semplicità e professionalità, lontani da schemi precostituiti e convenzionali: “Il nostro viaggio si muove attraverso persone, storie e bottiglie che contengono insieme raffinatezza e sostanza”…

Il primo vino è stato il Cinque Terre, fatto a Rio Maggiore, dell’azienda agricola Possa. Un bianco realizzato con uve Bosco 80%, Rossese bianco 10%, Picabon 10% di cui abbiamo discusso parecchio, che esprime in pieno il territorio da cui proviene. Cinque terre, la quintessenza del vino bianco mediterraneo e anche l’esclusività di questo luogo dedicato a questi vitigni bianchi.

http://www.triplea.it/producers/61-possa

Il secondo vino proveniente dal cuore dell’Andalusia, sulla Sierra Nevada, è il Tres Uves della cantina Bodega Barranco Oscuro, l’azienda agricola di proprietà di Manuel Valenzuela, realizzato con uve Vigiriega, Vermentino e Viognier (da questo il nome tres uves) fatto a più di 1300 metri, sono le vigne più alte d’Europa. Un vino pieno, che sotto alcuni aspetti può ricordare un vino rosso, soprattutto per il luogo in cui è stato prodotto.

http://www.triplea.it/producers/42-barranco-oscuro

Il terzo è stato il Cirò Rosso Classico Superiore Riserva ‘Più Vite’ 2012 della cantina Sergio Arcuri, di Cirò Marina, in Calabria. Un vino tipico di questa regione, prodotto con uve 100% gaglioppo “biologico”. Vinificato in vasche di cemento. Che mostra in toto la sue caratteristiche peculiari: un’alcolicità e un tannino importante che dovrebbero creare incongruenza tra la vitalità del vino in sé e l’aspetto un po’ più maturo sia dell’odore che del colore, ma che invece esprime la caratteristica più singolare di questo vitigno, che si rafforza molto delle correnti marine e che resiste bene al calore.

http://www.triplea.it/producers/63-sergio-arcuri

Il quarto vino degustato è stato Vin de France Blanc, un blend di Terret blanc e Gris, Roussanne e Viognier, dell’azienda vitivinicola Domaine Léon Barral che si trova a Lenthéric, nell’area meridionale della Francia, gestita dal 1990 da Didier Barral. Anche su questo vino tanto confronto e tanti apprezzamenti.

http://www.triplea.it/producers/21-barral-leon

Il quinto vino proveniente dal Libano, in Asia, nella zona confinante con il Mar Mediterraneo, Chateau Musar Rouge, prodotto con uve Cabernet Sauvignon, Carignan, Cinsault, dall’omonima cantina Chateau Musar, che si trova a Ghazir nella Valle della Beqa gestita da Serge Hochar. Un vino che avevo già bevuto esattamente un anno fa che mi ha trasmesso le stesse emozioni…

http://www.triplea.it/producers/54-chateau-musar

Il sesto vino è stato il Tenores di Tenute Dettori, la cantina di Alessandro Dettori che si trova in località Badde Nigolosu a Sennori, in Sardegna. Prodotto da uve Retagliadu Nieddu e Cannonau. Sentori pazzeschi, che non tutti hanno gradito, che personalmente ho apprezzato parecchio.

http://www.triplea.it/producers/41-dettori-alessandro

L’ultimo vino è stato l’ospite croato, Malvazija Sveti Jakov di Giorgio Clai, un viticoltore di Krasica, villaggio del comune di Buje, nell’Istria bianca, in Croazia, realizzato con uve Malvasia istriana. Un vino macerato sulle bucce quaranta giorni. Completamente diverso dagli altri,  a dimostrazione che i vini possano cambiare in baseal territorio, all’esposizione e al modo in cui sono fatti.

Http://www.triplea.it/producers/53-clai-giorgio

 

Ad accompagnare i vini scacce, tipiche del territorio ragusano, maialino nero con sanapo e cannolo con ricotta.

Una serata ricca di belle sorprese ma anche di conferme, per questo ritengo che Francesco Iacono e i ragazzi di Porthos, Matteo e Roberto, possano ripeterla… nell’attesa andate a trovare la Caffetteria di famiglia che è una vera chicca che offre veramente tanto!

 

 

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